Cosmogonie digitali
Concentrare in un volume molto ristretto, al limite 0, in una sorta di particolarità iniziale del proprio essere remoto, ogni sorta di sollecitazione creativa. Portarla attraverso stimoli energetici ad espandersi, non nello spazio fisico, ma in quello primigenio del divenire, dove ogni tipologia di frammento vivifico, tendendo al raffreddamento dell'inizio dell'atto fisico della rappresentazione, origini fasce di particelle positive e negative pronte a collidere. Ricreare, operando, quello status quo ante, in cui il proprio universo performativo comincia ad esistere, e l'equilibrio fra materia ed antimateria creativa viene instaurato. Percepire ad ogni istante di una ripetuta “ collisione “ neutrinico-mentale i primi istanti della nascita del proprio nuovo universo, opera per opera ( ogni collisione, che origini un'opera ! ) in un crescendo esponenziale, continuo, diverso da quello immaginato, fisico e vero, proiettando il proprio viaggio mentale in una sospensione perenne del divenire, in cui chiaramente far percepire la nascita del tempo e dello spazio all'interno dell'opera evidenziata, dove prendono forma per raffreddamento mediatico-digitale i pixel dell'universo immateriale originato. Ricomincia l'avventura panica della nascita dell'opera e della sua connotazione virtuale nello spazio denso di immaterialità aggreganti ( pixel ), attraverso l'azione-attrazione gravitazionale del gesto performativo del pensiero energetico che interagisce con lo spazio totalizzante dell'universo digitale sondato. I “flussi curvi “ del gesto pittorico e del divenire, originano così quegli spostamenti di materie in collisione ( pescate da un tutto buio, magmatico e senza tempo ) che determinano volta per volta un nuovo universo, l'opera, e permettono all'energia del creare di rendersi provvisoriamente immanente in uno spazio virtuale plasmato e intensamente aggregato dallo scontro immaginifico di materia e antimateria.